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🎵 *BTP Italia SI… sarà per sempre “Sì”?* 🎵

  • Immagine del redattore: Francesco Danile
    Francesco Danile
  • 16 giu
  • Tempo di lettura: 2 min
La canzone di Sal Da Vinci si intitola "Sarà per sempre Sì", ma quando si parla di investimenti la risposta non è quasi mai un sì automatico. Anzi, conviene sempre fermarsi un momento e fare qualche riflessione.
La canzone di Sal Da Vinci si intitola "Sarà per sempre Sì", ma quando si parla di investimenti la risposta non è quasi mai un sì automatico. Anzi, conviene sempre fermarsi un momento e fare qualche riflessione.

Da oggi si è aperto il collocamento del nuovo BTP Italia SI, un titolo di Stato con scadenza 23 giugno 2031, pensato principalmente per i risparmiatori retail, cioè per i piccoli investitori e le famiglie, e non per gli investitori istituzionali come banche, fondi pensione, compagnie assicurative o fondi di investimento.


La sua caratteristica principale è quella di essere collegato all'inflazione italiana. In pratica, ogni sei mesi paga una cedola composta da una parte fissa e da una parte variabile che aumenta se aumentano i prezzi al consumo.


Il tasso minimo garantito è stato fissato all'1,6% lordo annuo, al quale si aggiungerà l'eventuale rivalutazione legata all'inflazione italiana misurata dall'indice FOI ex tabacchi.


Attenzione però ad un aspetto molto importante: il titolo non recupera l'inflazione già subita negli ultimi anni. Dal 2020 a oggi il costo della vita in Italia è aumentato di oltre il 20%, ma questo rincaro è ormai alle nostre spalle e il nuovo BTP Italia SI non lo compensa in alcun modo. L'orologio riparte da oggi.


Inoltre, la protezione riguarda le cedole periodiche e non il capitale finale. Alla scadenza si riceveranno sempre 1.000 euro ogni 1.000 euro investiti. Il capitale non viene rivalutato in base all'inflazione accumulata nel corso dei cinque anni.


La vera domanda diventa allora un'altra: quanto è probabile che l'inflazione futura rimanga elevata?


Le notizie degli ultimi giorni sembrano andare in una direzione diversa. La distensione geopolitica e la pace raggiunta con l'Iran potrebbero contribuire a mantenere sotto controllo i prezzi dell'energia e, di conseguenza, anche l'inflazione.


Se nei prossimi anni il carovita dovesse gradualmente rientrare verso il 2%, come auspica la Banca Centrale Europea, il vantaggio di un titolo indicizzato all'inflazione potrebbe ridursi sensibilmente.


C'è poi un'altra considerazione da fare. Questo BTP premia chi lo mantiene fino alla scadenza, riconoscendo anche un bonus finale dello 0,6% lordo. Chi invece fosse costretto a venderlo prima potrebbe essere esposto alle normali oscillazioni dei prezzi di mercato.


Ed eccoci alla domanda forse più importante di tutte


Vale davvero la pena sottoscriverlo?


Il rendimento minimo dell'*1,6% lordo annuo*, pur beneficiando della tassazione agevolata dei titoli di Stato, appare oggi piuttosto contenuto. È quindi lecito chiedersi se, con un profilo di rischio sostanzialmente analogo a quello del debito pubblico italiano, esistano altri strumenti che, al netto della fiscalità, possano offrire un premio al rischio più interessante e un miglior rapporto tra rendimento atteso e rischio assunto.


In finanza le protezioni sono utili, ma spesso diventano meno convenienti proprio quando tutti le desiderano. L'ombrello serve quando piove, ma quando tutti corrono a comprarlo, raramente è in saldo.


La vera domanda, quindi, non è se il BTP Italia SI sia un buon prodotto in assoluto, ma se oggi rappresenti davvero la soluzione migliore per il proprio patrimonio oppure se esistano alternative capaci di offrire un equilibrio più favorevole tra rendimento, rischio e prospettive d'inflazione?


 
 
 

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