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⚡🌍 Tempesta energetica globale: stiamo tornando indietro nel tempo?

  • Immagine del redattore: Francesco Danile
    Francesco Danile
  • 27 mar
  • Tempo di lettura: 2 min
Più il conflitto in Medio Oriente si intensifica, più la situazione inizia a ricordare qualcosa che il mondo pensava di essersi lasciato alle spalle. Non si tratta solo di una crisi come quella del 2022, ma di qualcosa di più simile a ciò che accadde nel 1973, quando il petrolio diventò improvvisamente scarso e i prezzi salirono ovunque
Più il conflitto in Medio Oriente si intensifica, più la situazione inizia a ricordare qualcosa che il mondo pensava di essersi lasciato alle spalle. Non si tratta solo di una crisi come quella del 2022, ma di qualcosa di più simile a ciò che accadde nel 1973, quando il petrolio diventò improvvisamente scarso e i prezzi salirono ovunque


Oggi il problema è molto serio. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la quantità di petrolio che manca è addirittura superiore a quella persa durante due grandi crisi degli anni ’70 messe insieme, e anche il gas disponibile è molto meno rispetto a tempi recenti. Una zona chiave è lo Stretto di Hormuz, una stretta via di mare da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale se lì succede qualcosa, le conseguenze si sentono ovunque


Il vero rischio però non è solo pagare di più carburante e bollette quando l’energia costa di più si attiva una specie di effetto a catena: le persone chiedono stipendi più alti, le aziende aumentano i prezzi e alla fine tutto diventa più caro. Questo fenomeno si chiama inflazione, cioè l’aumento generale dei prezzi, e negli anni ’70 arrivò a livelli molto alti


In quel periodo la banca centrale americana, la Fed, tenne i tassi di interesse troppo bassi, cioè il costo del denaro era molto basso questo contribuì a peggiorare la situazione perché l’economia si surriscaldò e poi arrivò il conto: prezzi altissimi e crescita quasi ferma. Ci vollero anni e decisioni molto dure per rimettere tutto in ordine, con effetti pesanti sull’economia globale


Oggi la situazione è diversa sotto alcuni aspetti le economie usano meno energia rispetto al passato, i lavoratori hanno meno forza nel chiedere aumenti e le banche centrali sono più indipendenti. Però c’è un altro rischio importante legato al debito pubblico, cioè ai soldi che gli Stati devono restituire questo debito è molto alto e, in alcuni casi, le banche centrali potrebbero stampare nuova moneta per aiutare i governi, un processo chiamato monetizzazione del debito, cioè creare denaro per coprire i debiti, che però può far salire ancora l’inflazione


Per chi investe, questo è uno scenario complicato esiste una situazione chiamata stagflazione, cioè quando i prezzi salgono ma l’economia cresce poco o si blocca. In questi casi sia le azioni, cioè le quote delle aziende, sia le obbligazioni, cioè i prestiti a Stati o imprese, possono andare in difficoltà. Anche strumenti come l’oro o il Bitcoin possono avere forti alti e bassi e non sempre proteggono davvero


Guardando però alla storia, emerge che le strategie più solide sono spesso le più semplici non mettere tutti i soldi in un unico investimento, mantenere una parte di liquidità, cioè soldi disponibili subito, e investire in aziende solide che nel tempo generano utili. Nel lungo periodo queste scelte tendono a proteggere meglio dall’inflazione


La storia non si ripete mai esattamente allo stesso modo, ma ogni tanto ripropone gli stessi problemi sotto forme diverse


Tu cosa ne pensi della situazione geopolitica di oggi? Ti sembra un rischio reale o qualcosa di temporaneo? 



 
 
 

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