🚀 *WALL STREET CORRE. MA NON TUTTI SONO SALITI SUL TRENO*

Eppure, da metà settembre circa due titoli su tre dell’S&P 500 sono scesi. Come può allora l’indice segnare un massimo storico? La risposta sta nel modo in cui viene calcolato.
L’S&P 500 è un indice che riunisce circa 500 grandi società americane, ma queste aziende non contano tutte allo stesso modo: quelle che valgono di più in Borsa hanno un peso maggiore. Se pochi colossi salgono molto, possono trascinare l’indice verso l’alto anche quando tante altre società arretrano.
È un po’ come il reddito medio di un gruppo di persone: basta che alcuni guadagnino cifre enormi per alzare la media, anche se agli altri non è aumentato lo stipendio.
Per capire meglio la situazione, possiamo guardare anche una versione dell’indice chiamata “equipesata”. Il nome sembra complicato, ma il principio è semplice: si dà inizialmente lo stesso peso a ogni società, riequilibrandolo periodicamente. In questo modo i giganti influenzano meno il risultato.
Nel confronto riportato, l’S&P 500 tradizionale guadagna da inizio anno il 14,6%, mentre la versione con pesi uguali sale del 10,2%. Il settore tecnologico arriva invece al 31,13%: circa 21 punti percentuali in più rispetto all’indice con pesi uguali.
Il motore più potente di questa corsa è quindi la tecnologia, alimentata dall’intelligenza artificiale.
Dietro il rialzo non ci sono soltanto grandi aspettative: ci sono anche previsioni di forti aumenti dei profitti. Attenzione, però: le previsioni devono ancora essere confermate dai risultati delle aziende.
Tra i protagonisti troviamo Nvidia, che progetta i processori necessari per far funzionare molti sistemi di intelligenza artificiale, e Micron, che produce le memorie utilizzate per tenere i dati a disposizione dei processori mentre lavorano.
Nel frattempo, interessi più alti rendono più costoso indebitarsi e possono frenare molte imprese. Le aziende tecnologiche che riescono a far crescere molto i propri profitti possono reggere meglio questa pressione, ma non sono immuni dai rischi.
Questa spiegazione ci aiuta anche a capire perché alcuni fondi azionari con poca o nessuna tecnologia possano ottenere risultati modesti, o persino negativi, mentre Wall Street festeggia nuovi record.
Se un fondo investe soprattutto in aziende che non partecipano a questa corsa, non beneficia allo stesso modo del rialzo dei grandi protagonisti dell’intelligenza artificiale. E se le società che possiede scendono, il suo risultato può essere negativo anche mentre l’indice sale. Essere un fondo azionario non significa investire nelle stesse aziende o ottenere gli stessi rendimenti degli altri fondi. Naturalmente, conta anche quali titoli sceglie, in quali mercati investe e quanto costa.
Che cosa significa per chi investe?
Un fondo o un ETF che segue l’S&P 500 investe in tante società, ma può dipendere in misura importante da pochi grandi nomi. E un fondo azionario americano può avere una composizione ancora diversa: bisogna guardare che cosa contiene, senza fermarsi al nome.
Quando questi colossi corrono, aiutano il portafoglio. Se rallentano, il loro peso può farsi sentire anche nella direzione opposta.
Una riflessione
Il record di un indice è una buona notizia, ma da solo non racconta come stanno andando tutte le aziende che lo compongono. E vedere un fondo meno brillante non basta, da solo, per giudicarlo: occorre capire che cosa compra e quale ruolo svolge nel nostro patrimonio.
Nel nostro portafoglio abbiamo tanti investimenti che si comportano in modo diverso, oppure tanti nomi che dipendono tutti dallo stesso motore?




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