📊 *IL PORTAFOGLIO 60/40 È DAVVERO MORTO?* ⚖️

il tradizionale portafoglio composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni sembra aver perso, negli ultimi anni, una parte importante della sua capacità di proteggere l’investitore. Il confronto prende in esame due periodi molto diversi, 1986-2020 e 2021-2025, analizzando il comportamento di azioni e obbligazioni.
Per decenni il principio del 60/40 è stato relativamente semplice: le azioni servivano principalmente a far crescere il capitale, mentre le obbligazioni contribuivano a ridurre le oscillazioni complessive. Quando la Borsa attraversava una fase difficile, spesso i bond si comportavano meglio, ammortizzando almeno in parte le perdite. Una sorta di “paracadute” per il portafoglio.
La ricerca mostra però qualcosa di interessante. Nel periodo 1986-2020 combinare azioni e obbligazioni permetteva di ottenere un evidente beneficio in termini di rapporto tra rendimento e rischio. Nel periodo 2021-2025 questo vantaggio si è invece fortemente ridotto: azioni e obbligazioni hanno avuto una maggiore tendenza a muoversi nella stessa direzione.
Perché è successo? Una delle spiegazioni principali è l’inflazione. Quando l’inflazione aumenta, le banche centrali possono reagire alzando i tassi d’interesse. E quando i tassi salgono rapidamente, il prezzo delle obbligazioni già esistenti tende a scendere. Contemporaneamente, tassi più elevati possono mettere sotto pressione anche le azioni. È così che può venire meno il tradizionale effetto “paracadute” delle obbligazioni.
Il 2022 ne è stato un esempio evidente: azioni e obbligazioni hanno sofferto contemporaneamente. Per molti investitori abituati a considerare le obbligazioni come la parte più “tranquilla” del portafoglio, è stato un cambiamento importante.
Significa quindi che il 60/40 non funziona più? Non necessariamente. Ed è proprio qui che nasce il dibattito. Cinque anni rappresentano un periodo relativamente breve rispetto ai decenni precedenti e sono stati caratterizzati da eventi eccezionali: pandemia, ritorno dell’inflazione e un rapidissimo ciclo di rialzo dei tassi. Per questo alcuni gestori ritengono prematuro dichiarare definitivamente superato il modello 60/40.
C’è inoltre un’importante differenza rispetto a qualche anno fa: oggi le obbligazioni offrono rendimenti di partenza più elevati. Questo significa maggiori interessi potenziali e quindi un “cuscinetto” più consistente contro eventuali ribassi dei prezzi. Diventa però importante anche la gestione della duration, termine tecnico che indica, semplificando, quanto il prezzo di un’obbligazione è sensibile alle variazioni dei tassi d’interesse. Più elevata è la duration, maggiore può essere l’effetto di una variazione dei tassi sul prezzo dell’obbligazione.
Esiste però un’altra possibilità: che non si tratti soltanto di una parentesi. Inflazione più instabile, elevati debiti pubblici, tensioni commerciali, frammentazione geopolitica e maggiore incertezza sulle politiche delle banche centrali potrebbero modificare più a lungo il rapporto tra azioni e obbligazioni.
Ed è qui che cambia il concetto stesso di diversificazione. Diversificare non significa semplicemente avere tanti investimenti, ma possedere strumenti che possano reagire in maniera differente agli stessi eventi. All’interno delle obbligazioni possono quindi assumere maggiore importanza la durata, la qualità degli emittenti, le diverse aree geografiche e le tipologie di tasso. Lo stesso principio vale per le azioni e per le altre classi di investimento.
La vera domanda, quindi, potrebbe non essere se il 60/40 sia morto. La domanda è se oggi sia ancora sufficiente pensare che una percentuale fissa tra azioni e obbligazioni possa rappresentare la soluzione ideale in ogni fase economica.
RIFLESSIONE FINALE
Per molti anni abbiamo pensato alla diversificazione come a una ricetta: un po’ di azioni, un po’ di obbligazioni e il portafoglio era equilibrato. Forse il mondo che abbiamo davanti richiede qualcosa di diverso: non una ricetta fissa, ma un portafoglio capace di adattarsi.
Perché il vero test di una buona diversificazione non arriva quando tutti i mercati salgono, ma quando qualcosa che doveva proteggerci smette improvvisamente di farlo.




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